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AZZARITI - Rel. CAPPI \u003c/P\u003e","sommario_tc":"","membri":"\u003cP id\u003d\"ME\"\u003e \u003c/P\u003e\r\n\u003cP id\u003d\"MEA3\"\u003e LA CORTE COSTITUZIONALE \u003c/P\u003e\r\n\u003cP id\u003d\"MEE\"\u003e composta dai signori: Dott. GAETANO AZZARITI, Presidente - Avv. \r\n GIUSEPPE CAPPI - Prof. TOMASO PERASSI - Prof. GASPARE AMBROSINI - Prof. \r\n ERNESTO BATTAGLINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof. FRANCESCO PANTALEO \r\n GABRIELI - Prof. GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof ANTONINO PAPALDO - \r\n Prof. NICOLA JAEGER - Prof. BIAGIO PETROCELLI - Dott. ANTONIO MANCA - \r\n Prof. ALDO SANDULLI, Giudici, \u003c/P\u003e","membri_tc":"","inizio_testo":"\u003cP id\u003d\"I\"\u003e \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IA1\"\u003e ha pronunciato la seguente \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IA2\"\u003e ORDINANZA \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e nel giudizio di legittimit\u0026#224; costituzionale dell\u0027art. 32, ultimo \r\n comma, del D. P. R. 26 aprile 1957, n. 818, promosso con ordinanza \r\n emessa il 24 luglio 1958 dal Tribunale di La Spezia nel procedimento \r\n civile vertente tra Felici Eumene e l\u0027Istituto nazionale della \r\n previdenza sociale, iscritta al n. 36 del Registro ordinanze del 1958 e \r\n pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 288 del 29 \r\n novembre 1958. \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e Udita nell\u0027udienza pubblica del 27 maggio 1959 la relazione del \r\n Giudice Giuseppe Cappi; \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e uditi l\u0027avv. Guido Nardone, per l\u0027Istituto nazionale della \r\n previdenza sociale, e il vice avvocato generale dello Stato Achille \r\n Salerni; per il Presidente del Consiglio dei Ministri. \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e Ritenuto che Felici Eumene, con citazione 22 ottobre 1957, \r\n conveniva avanti al Tribunale di La Spezia l\u0027Istituto nazionale della \r\n previdenza sociale chiedendone la condanna a corrispondergli \r\n l\u0027indennit\u0026#224; di disoccupazione, che egli aveva inutilmente chiesta in \r\n via amministrativa; \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e che il Felici esponeva che egli godeva della pensione di \r\n invalidit\u0026#224;, e che poi, essendo migliorate a seguito di apposite cure \r\n le sue condizioni fisiche, aveva riacquistato la capacit\u0026#224; lavorativa \r\n per lavori medi e leggeri, occupandosi come modellatore marmista, e \r\n che, in seguito, era rimasto disoccupato e perci\u0026#242; aveva chiesto la \r\n relativa indennit\u0026#224;; \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e che l\u0027Istituto, costituitosi in giudizio, eccepiva la \r\n inammissibilit\u0026#224; e l\u0027infondatezza della domanda del Felici, fondando \r\n l\u0027eccezione sul decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1957, \r\n n. 818, il cui art. 32, ultimo capoverso, dispone che l\u0027indennit\u0026#224; di \r\n disoccupazione e il sussidio straordinario non spettano per i periodi \r\n per i quali \u0026#232; percepito un trattamento di pensione, tranne il caso che \r\n si tratti di pensione di guerra; \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e che il Felici replic\u0026#242; denunciando un vizio di eccesso di delega, \r\n in quanto l\u0027art. 32 del D. P. R. n. 818 avrebbe ecceduto i limiti della \r\n potest\u0026#224; attribuita al Governo dalla legge delegante (4 aprile 1952, n. \r\n 218), e ci\u0026#242; perch\u0026#233; aveva stabilito in modo assoluto, salvo il caso di \r\n pensione di guerra, il divieto di cumulabilit\u0026#224; della indennit\u0026#224; di \r\n disoccupazione con le pensioni di invalidit\u0026#224; o di vecchiaia, mentre \r\n tale cumulo doveva ritenersi ammissibile in base alle norme della \r\n nostra legislazione antecedente al D. P. R. 26 aprile 1957, n. 818, e \r\n applicabile quindi alla specie; \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e che il Tribunale emanava l\u0027ordinanza 24 luglio 1958, con la quale, \r\n sospeso il giudizio, rimetteva gli atti alla Corte costituzionale \r\n perch\u0026#233; decidesse la questione della legittimit\u0026#224; costituzionale del \r\n citato art. 32 del D. P. R. 26 aprile 1957, n. 818; \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e Considerato che l\u0027I. N. P.S., nelle deduzioni presentate avanti \r\n alla Corte, ha in via preliminare eccepito che, qualora non si conosca \r\n all\u0027impugnato art. 32 del D. P. R. 26 aprile 1957, n. 818, efficacia \r\n retroattiva, risulta chiaramente che la questione della sua \r\n legittimit\u0026#224; costituzionale non ha rilevanza per la decisione del \r\n processo di merito, in quanto la disciplina della fattispecie va \r\n ricercata nelle norme preesistenti all\u0027emanazione dell\u0027art. 32; \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e che la stessa tesi aveva sostenuto il Felici avanti al Tribunale \r\n proponendo anche mezzi istruttori; \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"IT\"\u003e che indubbiamente essenziale ai fini della rilevanza della \r\n questione di legittimit\u0026#224; costituzionale proposta dal Tribunale era \r\n l\u0027esame del problema se il giudizio pendente davanti al Tribunale \r\n potesse essere definito in base alla normazione preesistente al D. P. \r\n R. 26 aprile 1957, n. 818, essendo oggetto della controversia rapporti \r\n sorti prima ancora della emanazione del medesimo, e che tale esame non \r\n risulta fatto dal Tribunale di La Spezia, mancando nell\u0027ordinanza \r\n qualsiasi cenno alla tesi che era stata sostenuta dal Felici; \u003c/P\u003e","inizio_testo_tc":"","fatto_testo":"","fatto_testo_tc":"","diritto_testo":"","diritto_testo_tc":"","motivazioni":"\u003cP id\u003d\"MO\"\u003e \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"MOA1\"\u003e per questi motivi \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"MOA2\"\u003e LA CORTE COSTITUZIONALE \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"MOT\"\u003e ordina che gli atti siano restituiti al Tribunale di La Spezia. \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"MOT\"\u003e Cos\u0026#236; deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, \r\n Palazzo della Consulta, il 6 luglio 1959. \u003c/P\u003e\r\n\u003cP class\u003d\"MOFTO\"\u003e GAETANO AZZARITI - GIUSEPPE CAPPI \r\n TOMASO PERASSI - GASPARE AMBROSINI \r\n ERNESTO BATTAGLINI - MARIO COSATTI \r\n FRANCESCO - PANTALEO GABRIELI - \r\n GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - ANTONINO \r\n PAPALDO - NICOLA JAEGER - BIAGIO \r\n PETROCELLI - ANTONIO MANCA - ALDO \r\n SANDULLI. \u003c/P\u003e","motivazioni_tc":"","cem_anno":"","cem_numero":"","cem_rigetto":"","oggetto":"","flag_anonimizzazione":"","label_redattore":"Redattore","label_relatore":"Relatore","elencoMassime":[{"numero_massima":"842","titoletto":"ORD. 40/59. GIUDIZIO DI LEGITTIMITA\u0027 COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE - ORDINANZA CHE LO PROMUOVE - INSUFFICIENTE MOTIVAZIONE SULLA RILEVANZA - RESTITUZIONE DEGLI ATTI AL GIUDICE A QUO.","testo":"La questione di legittimita\u0027 costituzionale e\u0027 rilevante per la decisione di merito quando il giudizio puo\u0027 essere definito in base alla norma impugnata. Gli atti vanno restituiti al giudice a quo, se questi non abbia preliminarmente accertato che la norma impugnata e\u0027 applicabile al rapporto controverso. (Nella specie si discuteva, innanzi al giudice di merito, se la controversia dovesse essere definita in base al D.P.R. 26 aprile 1957, n. 818, o in base alla normazione precedente, trattandosi di rapporto sorto prima dell\u0027emanazione di quel decreto. 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